L’Open Day dietro le quinte

maggio 3, 2016

Scopriamo i retroscena del grande evento con i ragazzi di IIC

L’Open day, la giornata aperta della scuola, è per noi alunni, oltre che un momento per presentare e spiegare ciò che abbiamo fatto nel corso dell’anno scolastico, un’occasione per lavorare a gruppi su cartelloni e testi durante la settimana precedente. Durante questa settimana la scuola è tutta un fervore di alunni che decorano le classi e creano cartelloni. Ciò che mi ha stupito è stato l’impegno che ci abbiamo messo e il nostro modo di lavorare: come ci siamo divisi i compiti in gruppi e come abbiamo sistemato la classe, tutta secondo un ordine preciso e curato in ogni minimo particolare. Giacomo G.

I giorni prima dell’Open day sono stati frenetici: sali e scendi le scale, attacca e stacca, incolla, taglia…che confusione! Noi alunni abbiamo dovuto preparare, seguendo le indicazioni dei Professori, i cartelloni da esporre in classe, per raccontare il percorso di questa prima parte dell’anno ormai quasi in conclusione. Matilde G.

Abbiamo preparato questo Open day facendo gli straordinari, lavorando alla mattina sui cartelloni e allestendo al pomeriggio. Nonostante questo, mostrare a tutti il lavoro intrapreso quest’anno mi è piaciuto molto anche come ripasso e soprattutto per il lavoro di squadra con i miei compagni. Alla mattina dell’Open day io ero nell’aula di poesia non a spiegare studi approfonditi o ricerche enciclopediche, ma semplicemente il lavoro fatto in classe fino a quel momento dell’anno. Vedevo molte persone affascinate dai cartelloni e da tutte le poesie appese, e solo questo mi ha ripagato delle fatiche dei giorni precedenti. Inoltre ho avuto la possibilità di esporre il lavoro a molti miei conoscenti, al Rettore e ai suoi nipotini, i quali erano eccitati nel provare a immedesimarsi nelle poesie e nel percorso di scuola media che li aspetterà più avanti. Andrea T.

L’Open day è un’esperienza unica nel suo genere e una delle più belle che io abbia mai provato. Sicuramente stressante, l’ansia si sente parlando con le persone impegnate, ma è un’ansia bella, che ti prepara ad “un’ultima gioiosa fatica” che condividi con genitori, professori, amici e tutte le persone a cui esponi il tuo lavoro. Mi ripeto non è un lavoro da sottovalutare, ma l’orario destrutturato ti permette di visitare le altre classi, capire, in breve, quello che farai negli anni successivi e come altri hanno vissuto la stessa esperienza che tu hai fatto. Davide C.

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Le giornate precedenti l’Open day sono state faticose e impegnative ma allo stesso tempo molto belle perché si è lavorato a gruppi, mettendo in campo tutte le nostre abilità. Giulia R.

L’Open day a mio parere è sempre stato un momento importante e interessante. Quest’anno mi è piaciuto particolarmente perché sono riuscita a viverlo davvero. Il lavoro in classe, lo studio, la preparazione dei cartelloni e la scrittura dei testi da esporre…è stato faticoso ma allo stesso tempo divertente. I minuti scorrevano come secondi e riuscivi a finire il lavoro solo dopo un’ora di rilettura e correzione, visto che il lavoro iniziale non poteva essere perfetto. Tutti stavano facendo qualcosa: c’era chi studiava, rileggeva, esponeva, attaccava, puliva…tutto per un’unica mattinata di esposizione! Carlotta D.

Il giorno dell’Open day è stato bellissimo, ma con lui anche la settimana precedente. Nei giorni prima abbiamo dovuto scrivere testi, incollare immagini, creare cartelloni con scritte di vario tipo…ciò non è stato affatto semplice, infatti, lavorando a gruppi, spesso le persone non erano d’accordo fra loro, ma poi ci siamo sentiti tutti soddisfatti vedendo le aule addobbate. Io purtroppo non sono riuscita a vederle tutte, perché ho partecipato al torneo di scacchi. Questo mi ha dato comunque soddisfazione, infatti ho battuto un mio ex rivale dell’anno scorso, classificandomi prima e vincendo una scacchiera calamitata. Lucia P.

La settimana di lavoro in preparazione all’Open day era un modo diverso di svolgere il lavoro di tutti i giorni. Perché non era come a solito, star seduti e far lezione in silenzio, ma praticante l’opposto: andare di qua e di là per allestire le aule, però la cosa che mi ha stupita è che era comunque un lavoro, non un modo di sprecare tempo. La cosa interessante è stata la preparazione di      tutti noi amici: era molto importante per noi ragazzi spiegare a tutti il lavoro svolto. Emashi W.

Prepararsi ad esporre è stato un lavoro utile sia a noi, per riprendere ciò che abbiamo studiato, sia a chiunque volesse sapere di cosa trattiamo durante l’anno. Però c’è da dire che per fare questo tipo di lavoro serve una preparazione adeguata, la quale è forse più bella dell’esposizione del giorno stesso, perché ti istruisce sul modo di studiare. Soprattutto la preparazione richiede dei momenti di collaborazione, dove tutta la classe si unisce per lavorare insieme. Luca T.

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