LA RETE: “ISTRUZIONI PER L’USO” – incontro per genitori e docenti con Paolo Attivissimo

febbraio 20, 2017

Una scuola “aperta a tutto e a tutti”, come da sempre si definisce l’Istituto l’Aurora, non può nascondersi davanti alle sfide del presente. Per questo i “New media” (Internet, social media, smartphone…) sono sempre stati oggetto tra noi di una attenzione particolare, tanto che nel 2013 il tradizionale Convegno di autunno sull’educazione è stato dedicato al tema: “New Media: inganno o risorsa?”. Ma nella Rete, come si usa dire, “i vecchi tempi erano ieri”, e continue nuove domande nascono negli utilizzatori e negli educatori. Ad esempio queste, riportate nel volantino di invito all’incontro “La Rete: istruzioni per l’uso” del 28 gennaio 2017:

“Capita che i ragazzi scattino foto (anche a scuola) o che girino dei video (magari di nascosto) e che le condividano in rete. Per loro è importante la condivisione, ma che cosa è bene sapere? Che cosa succede a queste foto/video?

Quanto si è rintracciabili (o tracciabili) utilizzando un cellulare?

Come gestire tempistiche e chat dei videogiochi interattivi?

Come gestire tempistiche/modalità dei gruppi whatsapp?

Come prendere il meglio dalla rete (informazioni, possibilità di comunicare velocemente…) senza che questa ci fagociti?”

All’interno del Piano di Digitalizzazione in corso di realizzazione nell’Istituto, per un aiuto agli adulti sia sul piano tecnico che educativo, è stato invitato Paolo Attivissimo, “giornalista e consulente informatico, traduttore tecnico, divulgatore scientifico, cacciatore di bufale, studioso della disinformazione nei media”, come lui stesso si descrive nel suo blog.

Le immagini di partenza delle slides del relatore raffiguravano già le situazioni problematiche, portatrici di preoccupazioni, che caratterizzano spesso il mondo dei New media: da una parte il genitore angosciato per i pericoli della Rete; dall’altra l’adolescente oggetto di cyberbullismo. Attivissimo si è scusato per il taglio prevalentemente critico e apparentemente allarmistico del proprio discorso: l’immensa positività della Rete, a livello di conoscenze, di rapporti, di potenzialità comunicative, espressive, culturali, non deve però farci dimenticare i rischi e le trappole, spesso ben dissimulate, di questo nuovo universo.  Il discorso del relatore si è dipanato quindi tra “l’industria del crimine su Internet” (dai nuovi virus all’opera per rubare password tramite link a false pagine clonate, ai ransomware che infettano il computer e chiedono un riscatto per ripristinarlo) e “inganni commerciali” (induzione all’acquisto di software per giochi); tra “dispositivi pettegoli” (che sanno tutto di noi) e “illusione della privacy”. Attivissimo ha suggerito sette regole di “sicurezza easy”, cioè facili da applicare:

  1. Evitare di copiare o “piratare” da siti insicuri, spesso esche di infezioni;
  2. Scaricare app solo da siti e negozi sicuri, come iTunes e Google Play;
  3. Dotarsi di buoni antivirus
  4. Non “craccare” (ossia togliere le protezioni) per non esporsi ad infezioni indesiderate;
  5. Effettuare spesso copie di backup per non perdere i propri dati;
  6. Aggiornare regolarmente programmi, app, antivirus;
  7. Utilizzare Password “facili da ricordare, difficili da indovinare” (i criminali sono pigri, non perdono tempo se il compito è troppo difficile).

Un discorso a parte meritano i “social media” (Facebook, Instagram, Snapchat ecc.), oggi diffusissimi ma carichi di insidie cui spesso non si presta attenzione. Attivissimo – che ha intitolato questa parte della propria trattazione “Dispositivi pettegoli” e “Strani incontri in rete” – ha posto ai presenti alcune semplici domande: “Se una persona sconosciuta per la strada vi chiedesse il vostro nome, il numero di cellulare, i dati della vostra famiglia ecc., glieli dareste tranquillamente?”. No sicuramente! E allora perché pubblichiamo su Facebook una marea di dati, foto personali, informazioni private, pensando di essere in un recinto isolato cui pochi hanno accesso? Il relatore ha citato una quantità impressionante di informazioni che abbiamo disseminato in Internet, e che vengono utilizzate dalle grandi aziende a scopo di marketing. Infatti l’altra domanda posta da Attivissimo è stata: “Perché Facebook è gratis?”. Risposta: è un baratto esplicito: utilizziamo servizi gratuiti in cambio di una schedatura commerciale del tutto legale perché da noi autorizzata. Dossieraggi, esposizione a malintenzionati, dai maniaci ai pedofili, sono altre facce di questa medaglia. Il relatore ha mostrato foto molto esplicite tranquillamente visibili da tutti in Rete, all’insaputa dei soggetti interessati. La frase che si sente dire: “Tanto non ho nulla da nascondere” deve essere così capovolta: “Ma io, ho qualcosa da proteggere?”.  Qui i consigli sono stati: fornire il minor numero di informazioni possibile, alzare le difese e i livelli di privacy, e, per smontare il cyberbullismo, “registrare, segnalare alla Polizia postale, bloccare, raccontare, al limite uscire dal social medium!”. Un ultimo capitolo trattato da Attivissimo è stato quello dei Giochi online: molto immersivi, coinvolgenti, spesso efferati, pornografici, sconvolgenti. Qui si tratta di esercitare il “parental control”: non è obbligatorio che un ragazzino abbia lo smartphone fin da piccolo (basterebbe un cellulare vecchio modello), o abbia accesso all’Ipad senza presenza di adulti.

Che fare allora? Buttare via tutti gli strumenti tecnologici, tagliare i collegamenti? Questa potrebbe essere la tentazione. “Niente panico! Ho solo messo le bandierine sul campo minato”, ha concluso Attivissimo. Nel dibattito successivo, si sono evidenziate alcune risorse da mettere in opera subito: l’insegnare una stima di sé, il valore della persona; il prezioso lavoro informativo ed educativo della scuola; l’offerta di alternative nel tempo libero, dallo sport alla lettura; il rivalutare i rapporti “faccia a faccia”. Il Rettore prof.ssa Albertazzi concludendo ha evidenziato il motore positivo che guida tutte le mosse anche in Rete: il desiderio forte di dirsi e di darsi, l’interesse vivo per i rapporti, che però può prendere un canale sbagliato e deviare dal cammino. Come stiamo di fronte a questo desiderio, a questo interesse, che tipo di alternative offriamo?  Rispondiamo insieme, genitori ed insegnanti: così prosegue senza soste un lavoro che ci vede all’opera.

(Enrico Leonardi)