UN AMORE FEDELE

Stralci dall’omelia di Don Giorgio Vignati alla messa dei dipendenti dell’Istituto di inizio anno. Ex alunno della scuola, ordinato sacerdote il 7 giugno ha accolto il nostro invito e ci ha rilanciato nel lavoro dell’anno. 

 

“Ieri nel Vangelo della domenica sentivamo Gesù che ci diceva: “convertitevi perché il regno dei cieli è vicino” e non ci diceva né cosa sia il Regno né cosa vuol dire convertirsi perché non servono parole per capire cos’è il Regno e cosa vuol dire convertirsi. È un’esperienza. Parte tutto quanto da un incontro, da un ricevere un amore esagerato e da volerlo vivere nella quotidianità nella concretezza della vita.

Un commentario diceva che Matteo ci mette tutto quanto il Vangelo per mostrare, far vedere che cos’è il Regno e subito dopo quel richiamo di Gesù così secco e preciso mostra cosa vuol dire Convertirsi e fa vedere la chiamata dei primi discepoli che dopo aver pescato per una notte non aver preso niente tornano a pescare fidandosi della parola di qualcuno. E allora lì la loro vita cambia e scelgono di ascoltare quella parola, e scelgono di mettersi in cammino, e la conversione alla fine non è tanto una questione di testa, di concetti, una questione di pancia di emozioni. Sta qui in mezzo, a metà, nel cuore, nella zona dove gli ebrei dicevano c’è l’intimità della persona, c’è il centro della persona il luogo dove si prendono le scelte.” 

Ecco noi abbiamo a che fare con i ragazzi più piccoli, abbiamo a che fare con le famiglie in modo diverso, ma alla fine con lo stesso obiettivo: la cura. La cura e il far vedere che si può diventare grandi. Si può diventare grandi con un cuore largo, una mente aperta che sia capace di vedere chi ha davanti, che sia capace di vedere ogni giorno che c’è qualcuno vicino a me a cui posso voler bene, che c’è qualcuno che anzitutto mi vuole bene qui vicino a me.” 

“Questo a me ha fatto tanto passando da questa scuola: l’umanità delle persone che mi provavano a insegnare qualcosa, mi ha dimostrato, mi ha fatto fare esperienza di qualcuno che si prende cura senza secondi fini. Che ci tiene a me. Che ci tiene a ciascuno dei miei compagni. Che mi fa vedere come si può vivere insieme.  

Perciò il mio augurio per quest’anno e per tutti quanti gli anni ancora di insegnamento che avete davanti è questo: che dalla vostra umanità possa trasparire che nell’oggi, nel quotidiano, senza farsi grandi questioni, senza avere paura di chissà che cosa, nella semplice quotidianità della vita, io posso amare. Io sono amato e questo amore sono capace di restituirlo. Certo pecchiamo. Certo sbagliamo. Certo non sempre troviamo il modo giusto, ma il nostro punto di partenza è questo qui: io oggi nella mia vita sono amato non sono abbandonato. C’è qualcuno che si mette a mettere a soqquadro la casa pur di trovarmi e una volta che mi ha trovato è felice e gioisce insieme con me.”